Untitled Document OGNI COLORE DIPINGE SE STESSO E ANCHE GLI ALTRI
Un ciclo di opere che segue coerentemente la recente produzione dell’artista sviluppando la relazione tra supporto e figurazione.

Eugenia Vanni ritrae la realtà (dell’arte) nel suo farsi, ponendosi nella posizione liminale che asseconda la tecnica al proprio volere. Questo stare tra la volontà ed il caso permette una lettura trasversale (comparata) del procedimento artistico che misura l’artificiosità della realtà, poiché solo la pittura esiste.
La capacità di porsi contemporaneamente fuori e dentro il processo, tra la necessità di impadronirsi del soggetto, la superficie come campo di esistenza e significanza, ed il formale disinteresse per l’immagine, avvicina la sua ricerca a certe soluzioni analitiche ma con obiettivi ben diversi.

All’intensione del ritratto, come incontro tra l’oggetto e il soggetto che lo raffigura, si affianca il bisogno di una resa oggettiva, minuziosa, fotografica, dei particolari, che conducono verso gli esiti surreali di un’arte che riflette (su) se stessa.
Le stesse categorie di astratto e figurativo perdono la loro consistenza, non essendo interamente applicabili al caso in questione, e si alternano nel circuito virtuoso del paradosso. I Ritratti di Eugenia Vanni sfuggono le stesse categorie riassumendole tutte senza identificarsi in nessuna, esibendo piuttosto la relatività di tutte le teorie e i manifesti dell’arte che hanno intessuto con la realtà rapporti episodici, quasi pretestuosi, che avvalorassero le proprie convinzioni.

Ritratti compiuti che non hanno nessun oggetto prima di loro, stati di cose (stadi di realizzazione, tappe intermedie di un processo), compiuti e incompleti come istanti della catena temporale. Una dialettica mimetica che sfuma l’oggetto nel soggetto, e viceversa, come a voler ricondurre al momento in cui l’arte incontra se stessa oltre la metapittura quasi osservando con pretese divine il circolo vizioso di ordine e caos di una pittura che dipinge ciò che sta prima di lei con gli strumenti suoi propri.

Uno sdoppiamento di riferimento che coinvolge anche la tecnica ed i materiali avvolti nella spirale del significato della didascalia che svela la realtà del titolo, rivelando l’artificio nascosto in un ritratto di pittura astratta, o nell’imitazione del supporto elevato a soggetto della figurazione, come nel Ritratto di tela (2017 tempera all’uovo su tavola) in cui ritrae il supporto “tela” su un supporto ligneo dipingendo con la tecnica della tempera all’uovo, caratteristica della pittura su tavola, in un gioco di inversione e sostituzione dei supporti artistici.

La tela stessa diventa un confine imposto estremamente vulnerabile imitando se stesso, contemporaneamente oggetto e soggetto della composizione come per voler nobilitare tutti i passaggi di preparazione nascosti e funzionali solo alla rappresentazione, così sfuggente quando l’immagine sta nella preparazione del supporto.
Jacopo Figura
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